Sono intervenuto in Aula per smascherare il DL Sicurezza sul lavoro, provvedimento che calpesta la dignità dei morti sui luoghi di lavoro. Come ho spiegato, il testo è un decreto scritto con il freno a mano tirato, totalmente insufficiente nella sostanza. Ad esempio, il ‘no’ all’introduzione del reato di omicidio sul lavoro da noi proposto, in un Paese che contempla, fra gli altri, quello stradale e nautico è una ferita aperta. Contro la piaga degli oltre 1.000 morti all’anno non servono i giochi di prestigio contabili di Meloni&Co.
Calcolatrice alla mano, mettere sul piatto 650 milioni di euro davanti ai 40 miliardi gestiti dall’Inail è ridicolo, una montagna che partorisce un topolino; una pezza che non coprirà il buco degli investimenti necessari per migliorare realmente la sicurezza nei luoghi di lavoro. Su questo decreto la maggioranza aveva promesso apertura, un confronto vero, un dialogo con le opposizioni nell’interesse del Paese: nulla di tutto ciò è avvenuto.
Il Movimento 5 Stelle ha presentato 107 emendamenti, tutti orientati a rafforzare i controlli, la prevenzione, la formazione, gli strumenti ispettivi. Tutte proposte tecniche, puntuali, ragionevoli; tutte, però, bocciate. Questa non è serietà istituzionale ma propaganda travestita da legislazione. Per tali motivi, abbiamo votato no alla fiducia.